È un film che si autodistrugge nell'eroico tentativo di rappresentare troppe cose insieme in un tempo ristretto e in uno spazio prevalentemente visivo, come è quello cinematografico.
Finisce così che il compromesso non accontenta nessuno: ci sono parti troppo filosoficamente verbose per un pubblico generico e troppe forzature biografiche ai fini della spettacolarizzazione che deludono il pubblico più tecnico.
Eppure andrebbe visto, questo film, non per giocare agli psicanalisti, ma perché è ricco di aspetti particolari e di spunti interessanti che rischiano di passare inosservati.
La conclusione filosofica che se ne può trarre è che questa società pare dibattersi in una falsa dicotomia che però insiste a sostenere: moralità e trasgressione, conservazione e distruzione, la cicala e la formica.
La conclusione filosofica che se ne può trarre è che questa società pare dibattersi in una falsa dicotomia che però insiste a sostenere: moralità e trasgressione, conservazione e distruzione, la cicala e la formica.