L’argomento forse non gli era del tutto congeniale, perché lui è bravo a giustificare le nevrosi del ceto medio, non a incendiare gli istinti di quello basso: nel breve saggio dalla copertina di colore rosso-trasgressivo-natalizio, sembra che la parte più intrigante sia l’ampia bibliografia di trattati da cui attinge.
Tra teneri generalismi del “così fan tutti” e le immancabili
consolazioni del “nessun è perfetto e ognun c’ha il suo difetto” Alain sente di
voler perdonare una volta per tutte il feticismo, in fin dei conti innocuo,
fino a sublimarlo in una forma di bontà.
Poi si concentra sulla pornografia.
